MILANO, 24 aprile 2003
VIZI & VIZIOSI – I SEGRETI DEL MAESTRO
TOH, LE TINTARELLE SONO LAUREATE!
Metti una sera a cena con il regista simbolo
del cinema
Erotico all’italiana e le otto nuove scoperte per
Il suo prossimo film. Pensavate fossero tutte ragazzine
belle
e spudorate senz’arte né parte? Sorpresa: leggete
un po’ il loro curriculum. E intanto Brass? Tocca tocca
ma…
GIULIO SPERELLI
E’ qui la carne? La buona regola vuole che non si inizi
un pezzo citando un tassista, ma stavolta si può
fare un’eccezione: perché non sei ancora sceso
dal taxi che il conducente ti fa: «Dottò,
mica m’aveva detto che annava alla festa di Brass! Al
ritorno, si ‘vvole, la passo a prenne senza paga’ a
chiamata. Po’ esse che stasera rimorchia…». E’
qui la carne, non c’e’ dubbio. La notizia vola per Roma
serpeggiando tra i radiotaxi come una comunicazione
di servizio: ingorgo sulla Nomentana, incidente sul
raccordo, sei prosperose attrici avvistate in abiti
succinti a Ponte Milvio, per i settant’anni del principe
del cinema erotico italiano.
Dieci giorni fa: entri a «La Villa dei Cardinali»
e credi di sapere quel che stai per trovare. Perché
proprio in quel momento Tinto B. posa per i fotografi
tastando (con metodo e passione) il formidabile seno
di una delle sue nuove starlette, Raffaella Ponzo. Tinto
succhia, tocca, i flash impazziscono, i signori dei
tavoli a fianco si contorcono per guardare, dissimulando
malamente la loro curiosità. Ma non c’è
nulla da fare: l’occhio casca.
A festeggiare il regista – a parte le sue attrici –
pochissimi selezionati amici: sua moglie (Carla Cipriani,
detta «Tinta»), il press agent, Saverio
Ferragina, la produttrice Renata Rainieri, la sua troupe,
i fedeli tecnici di sempre, quel milieu del cinema italiano
(come il mitico Mario Di Biase) che parla con accento
trasteverino ma ha lavorato sia con Fellini che Pasolini.
Così ti chiedi se il segreto di Tinto sia solo
questo: voyeurismo e mestiere, capacità di evocare
l’immaginario erotico degli italiani, intrattenendolo
con i vecchi segreti della goliardia. Eppure, se Brass
è l’unico regista che, dopo Sergio Leone, ha
fatto del suo cognome un «genere», ci deve
essere qualcosa di più.
Le riprese del prossimo film Fallo!, iniziano questa
settimana, perfetto il casting. Ci sono le brune maliziose
(Angela Ferlaino), le bionde mozzafiato (Sara Cosmi),
la prosperità della Ponzo… Dopo Senso ‘45, la
scommessa del film d’autore tentata con Anna Galiena
(e sepolta da una montagna di stroncature), Brass torna
alla ricetta di sempre: culi, tette, giocosità
e trasgressione. In una parola – ancora una volta –
la carne. Attrici quasi sconosciute sul trampolino che
fu per Claudia Koll, Deborah Caprifoglio, Stefania Sandrelli,
rilanciata nell’empireo dopo anni di silenzio. Il maestro
conia, per descrivere il suo tocco da re Mida, uno slogan:
«Un buon culo? Non basta a sfondare, se non c’è
una mano che lo spinge».
Probabilmente anche Fallo! Innescherà l’alchimia
irripetibile dei suoi ultimi 10 film, da La Chiave (1982)
in poi: veleno dei critici, miele ai botteghini, una
nuova attrice lanciata verso il successo. Invece, proprio
quando credi di aver capito, tutto si complica. Intanto
perché, finite le pose per la stampa, il regista
torna a capotavola, non a raccontare aneddoti pecorecci,
ma a distillare piccole gemme sulla sua vita bohémienne
a Parigi, negli anni ’50: «Lavoravo alla Cinematheque
Française, vedevo sei film al giorno… Ho avuto
la fortuna di conoscere tutti i surrealisti, i grandi
del secolo… Salvator Dalí». E com’era?
«Uno senza mezze misure: matto e genio. Erano
tutti pazzi, che vita con loro!».
A un angolo del tavolo la moglie del Maestro. Una signora
con i capelli grigi, minuta, occhi azzurri brillanti
che bucano le lenti degli occhiali: «Sono io che
guido per Tinto. Mando avanti la baracca, lo aiuto in
tutti i suoi film: ci siamo conosciuti nel 1953».
Amore a prima vista? Sorriso e bacchetata in accento
veneto: «Scopata a prima vista, direi».
Lui, quasi romantico: «Andammo a vedere Monsieur
Verdoux, di Chaplin…». Lei: «Speravo che
mi mettessi le mani addosso, invece ai voluto rivedere
il film da capo!». Lui: «La prima volta
che l’ho vista: entrai all’Harris Bar, due tette memorabili
al bancone». Lei: «Oh, Tinto! Bei tempi:
era un locale in cui trovavi solo principi e marinai».
Mentre questa discussione si dipana, con aneddoti irresistibili,
è come se ci fossero due Brass: uno saluta le
sue ragazze, tastandole con garbo qua e là. L’altro
rievoca i quarant’anni di vita e cinema con Tinta. Ma
non c’è malizia nel primo né amarcord
malinconico nell’altro. E quando passa la Cosmi, inguainata
in un vestito da sera leggero come un pensiero, la moglie
del Maestro osserva con affetto: «Sara ha un corpo
che tende alla perfezione». Quando si avvicina
la Ferlaino sospira giudiziosa: «Questa ragazza
sa usare le cosce divinamente. Se impara a usare anche
qualcos’altro sfonda».
Se poi indaghi sulle attrici, scopri che quel che appare
non è: la Ponzo è laureata in Sociologia,
compagna di Franco Saudelli, uno dei maestri del fumetto
italiano. E ha costruito un portale tutto suo dove scrive
e fa scrivere delle cose che le stanno a cuore: gli
indios della foresta amazzonica e la «multiculturalità
del Brasile», per esempio. Maruska Albertazzi,
laurea in Scienze della Comunicazione con 110 e lode,
tesi su La Chiave! e un bellissimo sorriso: «In
fondo la mia partecipazione a questo film potrebbe essere
considerata un dottorato di ricerca… ».
La Cosmi, poco più che ventenne, ha già
un figlio e un’agenzia di comunicazione: «Ho scritto
un romanzo d’appendice, che vorrei intitolare Due volte
per capire, una storia d’amore su quel che ti riserva
la vita ». E’ stata scoperta dal Maestro con Fermo
Posta Tinto Brass, sta per laurearsi in giurisprudenza,
ha fatto cinque film (uno con Giorgio Faletti), si è
fermata per diventare madre, ora torna con il suo capitale
di speranze ed esperienze. E se le chiedi il segreto
del suo pigmalione, sorride: «Tinto può
toccarci senza volgarità perché si comporta
da gentiluomo con tutte. Per lui il sesso senza ironia
non esiste. Se voi uomini capiste questo dettaglio,
soffrireste molto meno, con noi donne ».
Forse è questo il vero segreto di Tinto: c’è
la carne. Ma anche un cervello.
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