MARTEDÌ, 08 GENNAIO 2002
Pagina 41 - Spettacoli
L'OMAGGIO
Parigi rende omaggio al regista, da domani al 13 gennaio
alla Cinémathèque Française
TINTO BRASS: "PER I FRANCESI IL SESSO E' GRANDE
SPETTACOLO"
La televisione Con la sua quasi pornografia diseduca
la gente alle emozioni "Senso '45" Sentivo l'esigenza
di un film dove l'eros è al servizio del racconto
MARIA PIA FUSCO
ROMA - "Non mi invitano ai festival? Pazienza, avere
dieci film alla Cinémathèque Française è come avere
un festival tutto per me, è come per un pittore esporre
al Louvre", dice Tinto Brass. Tra Von Sternberg e Iosseliani,
c'è anche lui tra gli autori ai quali la prestigiosa
istituzione dedica un omaggio: da domani al 13 gennaio,
dieci titoli tra i quali Il disco volante, Salon Kitty,
La chiave (1983), L'uomo che guarda.
Titolo della rassegna "Eloge de la chair", elogio della
carne. Mi piace, è il segno della diversa sensibilità
dei francesi verso il mio cinema. Si considera il sesso
grande spettacolo da sala".
Lei ha un passato con la Cinémathèque?
"Lavorando al casellario della Mostra di Venezia, avevo
conosciuto una collaboratrice di Henry Langlois, il
fondatore della cineteca. Sono andato a trovarla nel
1957. Mi hanno preso per uno stage e ci sono rimasto
tre anni. Mi occupavo anche delle proiezioni nelle scuole,
vedevo fino a sei film al giorno. Quando è arrivato
Roberto Rossellini ho collaborato al montaggio del suo
documentario sull'India. Un periodo favoloso, si respirava
l'amore per il cinema e ho scoperto la passione per
il montaggio. Nel '60 sono tornato in Italia come aiuto
di Rossellini per Il generale Della Rovere. Mi piaceva,
ma mi mancava il contatto fisico con la pellicola. Ho
cominciato a fare il regista proprio per aver il materiale
da montare in moviola. Io lavoro in moviola ancora oggi,
ignoro l'Avid, il montaggio elettronico".
Com'è nata l'iniziativa della Cinémathèque?
"Mi hanno cercato mentre giravo Senso '45. All'inizio
avevano chiesto sei film, poi sono saliti a dieci. Per
i francesi è un'antica tradizione quella di celebrare
personaggi ignorati nel loro paese, da Rossellini in
poi lo hanno sempre fatto. Anzi, sono più bravi nel
celebrare che per fare. Ed è vero che in Francia il
sesso è considerato un grande spettacolo e mi riconoscono
qualità di autore".
In Francia sta crescendo una produzione erotica
al femminile…
"Oggi la creatività, in tutti i sensi, viene dalle donne,
personalmente non leggo più libri scritti da uomini.
Nel campo dell'erotismo le donne possono scatenarsi
finalmente in cose fino a poco fa a loro proibite. E
poi le donne sono più porche degli uomini. Però mi fa
ridere la mania di parlare di sesso estremo e lanciare
i film con slogan sul "sesso vero". Che importanza ha?
Come se si lanciassero i western dicendo che le pistole
sparano sul serio e ci sono veri morti. È solo promozione,
il tentativo di uscire da un mercato di nicchia".
È in crisi il mercato del cinema erotico?
"Sì, e anche quello pornografico. C'è una grande confusione,
e in parte c'entra la televisione che, con l'eccesso
di immagini di donne seminude e di culi in primo piano,
con intenti di pornografia più o meno espliciti, sta
diseducando la gente alle emozioni".
In che senso?
"La pornografia può dare ad un uomo un'erezione
e a una donna una lubrificazione, ma tutto finisce lì.
Un film erotico ti dà un'emozione che ciascuno elabora,
qualcosa che rimane. Per questo è più pericolosa, e
non a caso la censura è molto più rigida con l'erotismo
che con la pornografia. E purtroppo la televisione,
con la sua spinta al consumo immediato, diseduca la
gente alle emozioni".
Senso '45 è ambientato nell'ultimo dopoguerra. È
stato difficile spostare l'epoca, che nel racconto di
Boito è quella risorgimentale?
"No, nel racconto i fatti storici non sono determinanti,
Custoza è come l'occupazione nazista. Il film si rifà
un po' a La chiave e a Salon Kitty, sentivo l'esigenza
di un film in cui il sesso fosse al servizio del racconto
anziché usare il racconto come pretesto, come ho fatto
a volte. E c'è il gusto di raccontare quella caratteristica
italiana per cui i cambiamenti radicali non sono possibili.
Le uniche in grado di arrivare fino in fondo sono le
donne: Livia di Senso ha il coraggio di condannare a
morte l'uomo che ha amato alla follia".
È stato difficile trovare la protagonista?
"Molte attrici hanno rifiutato: la Neri, la Bellucci,
la Muti, la Gerini. Invece Anna Galiena è stata lei
a scegliere me, ha capito subito le potenzialità della
sceneggiatura. Una vera attrice sa mettersi in gioco,
rischiare con personaggi lontani dalla sua personalità".
C'è qualcosa di cui si vergogna?
"Sono andato all'elezione di Miss Padania".
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